testo
introduttivo a cura di Sara Filippi
Ci
sono due storie in questa mostra, da queste ne nascono altre due, poi
dieci, poi venti, poi cinquanta e poi ancora ce ne saranno, chissà
quante.
La
prima storia racconta di Leonardo di ser Piero da Vinci che a Milano
per Ludovico il Moro dipinge il ritratto di una bellissima e fiera
giovane donna destinata a diventare nel tempo, icona, senza confronti
ne paragoni.
La
seconda storia è quella di Veronica Chessa. Veronica è una
“pintora” di principesse ed è l’unica che conosco; l’unica
che riesce sempre a creare quell’atmosfera poco descrivibile a
parole, di poesia, mistero e raffinatezza.
La sua Dama
con l’ermellino è
allo stesso tempo diversa e uguale a quella di Leonardo. È uguale in
personalità: fiera, altezzosa, misteriosa. È diversa perché è/sono
tante, perché può e riesce a trasformarsi, moltiplicarsi
addirittura.
Per
Veronica la trasformazione è moderna, anzi contemporanea, si
avvicina a quel che fanno certi artisti che modificano il proprio
corpo, che parlano di alterazione, di contaminazione e di mutazioni
genetiche, di natura sovvertita e della presunzione di romperne gli
equilibri. Per noi che guardiamo, la trasformazione è un gioco, è
lo stimolo a immaginare una variante che non c’è. È il piacere di
scegliere la propria versione preferita, è la curiosità di
riconoscere un dettaglio, un rimando, una citazione: la Venere
di Botticelli, un animale che forse è un segno zodiacale, corvi che
si nutrono di frutta oppure uno sfondo che brulica di uccellini
rossi.
Per
godere di questa mostra dovete solo avere uno spirito curioso e se
non l’avete per natura, lasciate che siano tutti gli infiniti
dettagli di questi lavori a stimolarvi. Trovate la vostra traduzione
preferita, la più bella, la più ambigua, quella che vi ricorda
qualcuno o qualcosa…
sarà la scoperta di tutte le storie, sarà
la scoperta di un mondo del tutto nuovo.
E
alla fine, saprete come dipinge una “pintora” di principesse.