Informazioni personali

La mia foto
Fano, PU, Italy
Veronica Chessa nasce a Orbetello nel 1975. Nel 1992 si diploma presso il Liceo Artistico di Grosseto, prosegue gli studi laureandosi all’Accademia di belle Arti di Firenze (sezione pittura) con una tesi in Estetica dal titolo “Nitrato d’Argento: il pubblico e il cinema”. Nel 2004 si trasferisce a Fano, dove attualmente vive e lavora. Collabora con la 3B Gallery e la Contattogallery di Roma. La ricerca artistica di Veronica si compie principalmente attraverso la pittura e la grafica, che negli anni anziché volgere alla sottrazione, si arricchisce di particolari fino a rendere la minuzia descrittiva quasi maniacale. Gli ultimi lavori si avvalgono del collage digitale dove il mix tra mondo fotografato e segno pittorico completano l’immagine, rafforzandone l’accostamento alla sfera del surreale.

29 gennaio 2019

   Trittico: L'ERBARIO MAGICO, realizzato per la collettiva sul piccolo formato dal titolo "Invito al collezionismo" a cura dell'associazione Primavera Maremmana, Grosseto-Dicembre 2018


"MERLETTI DI NATALE" dicembre 2018
serigrafia in stampa limitata
per il progetto Natale Incisivo a cura di Elena Rapa


Veronica Chessa viene da una famiglia di artisti e,
 in linea con il sentimento bucolico che caratterizza i suoi lavori come quelli del padre Antonio,
ci propone un’intrigante quanto surreale scena domestica, in cui madre e figlia sono delle graziose
Merle sorprese nella loro intimità tra una chiacchiera e un cinguettio.

Un’opera rara, poichè nello stile di Veronica ci sono pitture e disegni,
ma difficilmente illustrazioni a tema; perchè nell’articolazione dei progetti, su tela o carta,
sceglie un muto dialogo che va a completare la narrazione solo nella sua totalità di forme
... questa volta invece le abbiamo chiesto noi di cosa parlare, ed ecco venir fuori dalle eleganti Merle surrealmente rappresentate nella loro casetta (forse) di montagna.
Una storia per l’infanzia come per i più grandi,
che ci parla di dolcezza e di affetto nei singoli rapporti, qualsiasi essi siano.

Un’antropomorfizazzione che può parlarci anche di diversità e reciproca fiducia, quando ora,
più che mai, questi sentimenti stanno acquistando connotati dolorosamente negativi.

Il titolo“Merletti di Natale” è un buffo gioco di parole legato all’iconografia dell’opera,
dove i personaggi, appunto, sono dei Merli e il loro vestiario è ricco di merletti
che decorano i grembiulini dei personaggi vestiti “per le feste!”.
Veronica è avvezza al gioco di parole, tanto da essere una cifra stilistica della sua poetica,
sia nelle singole opere che in quelle in serie.

Le stampe Dago, sin dal loro inizio, sono state legate alla ricerca dell’artigianalità,
quindi anche quest’anno la riproduzione dell’opera è stata realizzata su questo filo conduttore,
attraverso l‘attenta disponibilità e la capacità tecnica di Andrea,
che a Pesaro dirige lo studio serigrafico Scrape Screenprinting,
in cui, ormai da anni, realizza preziose serigrafie artigianali per festival, artisti e progetti creativi.

Nel secondo anno di “rinnovo generazionale”,
Dago intende continuare a portare innovazione e tradizione.
RingraziandoVi della fiducia che, nel tempo, continuate a darci,
non ci resta che augurarVi un gioioso Anno Nuovo
….Buon 2019!

29 aprile 2018

BESTIARIO SARDO per la rassegna di illustrazione "di segno in segno"

  








 
      


"Bestiario sardo" 
testo critico di Roberta Vanali

“A volte dipingo attratta da qualcosa che “luccica” e che comunque emerge rispetto ad altro attraverso gli occhi e inconsciamente attraverso la mente. Improvvisamente si apre un mondo che stupisce anche me”. Muove da una evidente fascinazione per la natura, dalla sua complessità e perfezione, Veronica Chessa, natura intesa nelle sue varie declinazioni, fondata sulla meticolosa attenzione per il tratto, deciso e raffinato, e sulla restituzione dei minimi dettagli, a farla da protagonista. Non lontana dagli stilemi degli illustratori d’epoca vittoriana - periodo particolarmente florido per il medium espressivo che in quel frangente si lega indissolubilmente alla letteratura - ai quali coniuga un universo visionario che affonda le radici in un hummus di matrice simbolico-surreale, Veronica Chessa mette in scena un originale Bestiario sardo. Creature ibride, che si ispirano all’antropomorfismo adottato da Esopo e Fedro per le loro fiabe, passando per Orwell e la sua Fattoria degli animali, fino ad arrivare a Walt Disney che dà vita Mickey Mouse e Donald Duck, sono il pretesto per restituire in maniera allegorica e con perfezione certosina l’anima della Sardegna. Usi e costumi della tradizione mutuati dall’esperienza diretta dell’artista, senza mai cadere nella banalità del folclorismo di genere.
Strumento d’indagine delle verità nascoste, l’artista si avvale della fisiognomica nel tentativo di trarre gli aspetti caratteriali e psicologici dai lineamenti e dall’espressione del volto. “La fisiognomica è un tipo di osservazione grazie alla quale dalle caratteristiche del corpo rileviamo anche le qualità dell’animo”, per parafrasare lo storico umanista Pomponio Gaurico.  Immortalati in posa come nei ritratti d’epoca, gli animali caratteristici dell’isola assumono sembianze umane. L’incontro tra uomo e bestia si concretizza attraverso lo sguardo di Veronica sulla Sardegna, il più delle volte filtrato dai racconti tramandati oralmente dalla famiglia paterna. Ed ecco che dei piccoli cinghiali in costumi d’epoca sono ritratti mentre giocano con una bardofula, tipica trottola in legno, mentre le gemelle altro non sono che due pavoncelle affrontate, motivo ricorrente nell’intaglio del legno e nella decorazione delle ceramiche di provenienza bizantina, eleganti nelle pose e nei gesti, separate soltanto da una pianta di mirto selvatico. E se il marangone dell’Asinara, con tanto di ciuffo e asinello alle spalle, indossa la giacca in lana di pecora tipica del pastore sardo, il daino, anticamente denominato dama e bardato come una vera e propria dama, ostenta palchi in corallo rosso, prezioso organismo che popola i fondali del mare di Alghero. Del visionario universo dell’artista fanno parte anche il custode del ribes sardo, incarnato da un cervo oramai estinto che abitava il Supramonte, zona da dove il ribes proviene, e l’imponente muflone dallo sguardo fiero, restituito come un vecchio pastore in posa davanti a un brulicante arazzo. La chiosa non poteva che essere rappresentata dai Mamuthones, maschere tradizionali di Mamoiada, emblematica fusione tra uomo e animale. Chimera dell’atavica terra sarda.

1 febbraio 2018

Doppia personale presso M9


NEVICA SU ROMA


Eseguito per la la collettiva dello scorso ottobre a Roma su Roma, presso la Contattogallery .

(Ispirato a cappuccetto rosso e il lupo)
Una bambina di porcellana che indossa una cuffietta rossa, osserva con stupore la neve che si diffonde dentro una sfera di vetro in cui è custodita la lupa capitolina...e come in una favola nevica anche intorno a lei. 


 

DUETS: Ibridi

Serie di tavole pensate per la bipersonale fatta con mia sorella alla Piscinacomunalespaziod'arteincopisteria risalente allo scorso ottobre. Si tratta di quattro illustrazioni giocate sui doppi sensi dei titoli.


Catalogo con testo a cura di Federica Palazzi Arduini


 
                                 

  TITOLI: DAMA CON MERLETTI , IL RAMPOLLO,
 NON TI PICCHIO, LE PUPE.


26 giugno 2017

MATRIOSKA: gita al Bastione

Questa matrioska custodisce al suo interno alcune sfaccettature dell'essere femminile. Attraverso la stratificazione di abiti contestualizzati all'ambiente in cui si trova, si adatta ad ogni situazione mostrando semplicemente le sue vesti. Dopo aver visitato luoghi di natura diversa, la gita si concluderà proprio al bastione Sangallo, in cui tutte le matrioske si ricongiungeranno.







GITA AL BASTIONE




GUARDAINFANTE




BAGNANTE





BURLESQUE




MARIA ANTONIETTA




VITA NEI CAMPI